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sabato 29 marzo 2014

Dacci oggi il nostro amore quotidiano!

 
«L’amore equivale a superare ininterrottamente l’egoismo individuale. O amo per sempre e totalmente o non amo, perché esso ha un’estensione nel tempo e nel vissuto esistenziale. Così come non posso dare all’altro solo gli avanzi del mio tempo o le briciole della mia quotidianità. Non ho altro che me stesso/a e voglio donare tutto me stesso/a. Dare il giusto valore ai sentimenti rimanda a non agire con superficialità e leggerezza – verso se stessi e il proprio partner – … La riuscita di un matrimonio non dipende unicamente dal fatto di aver trovato la persona “giusta”; è principalmente il risultato di un cammino fatto di molto impegno, di una volontà decisa di amare (non basta dire “io amo”, ma “io voglio amare”), di una capacità di donazione e di un grande spirito di sacrificio. E poi ci vuole coraggio, il coraggio di scalare le montagne, se necessario, e tanta determinazione. Sono tutte componenti che ci mettono costantemente in discussione. Se infatti ci si sposa non considerando minimamente la possibilità di compiere dei sacrifici, alla prima occasione in cui questi diverranno obbligatori, la prima reazione sarà di delusione, la seconda… di fuga. Quindi, la cosa basilare è tenere ben chiaro l’obiettivo che ci ha condotti un giorno a prometterci amore eterno. L’atleta che non si prefigge il traguardo non vincerà mai la corsa. Solo se abbiamo un fine, una meta condivisa e non ci arrendiamo dinanzi alle difficoltà, allora potremmo raggiungerla, salendo sul gradino più alto del podio. Gli sposi, disegnando insieme il loro presente e futuro, sono uniti da uguali progetti, perché quando c’è un ideale comune, interloquisce Antoine De Saint Exupery: “Amare non è guardarsi negli occhi, ma guardare insieme nella stessa direzione”. Per i fidanzati e gli sposi non esistono manuali o ricette precostituite, vi sono però alcuni suggerimenti che non si palesano mai vani. “Ricordate: giudicare l’altro e polemizzare con lui per farlo cambiare porta inevitabilmente, a lungo andare, a rancori e frustrazioni reciproche. Guardare solo le cose negative è facile e … banale. Potete pensare di cambiare partner, potete fermarvi ad analizzare sempre il comportamento dell’altro, potete continuamente lamentarvi, ma il vostro rapporto non farà un passo, non uno, verso lo stare bene. Dunque, un consiglio: accettate i vostri punti deboli, accettate quelli del vostro coniuge e il vostro rapporto comincerà ad andare bene. Aiutate l’altro, valorizzatelo, fate emergere la sua parte migliore e il vostro rapporto andrà sempre meglio. Non ho mai concordato con quanti si sentono liberi da tensioni e identificano in ciò la prova del loro amore. Le prove dell’amore si vedono nei momenti difficili, quando l’altro è in crisi, non si piace, ha perso la stima di sé, oppure quando tutto ciò capita a voi stessi”».
(V. Albisetti, psicologo).

lunedì 2 settembre 2013

L'Amore non è "sensazionale"


 
Laura ha da poco rotto con Marco. Lui sta male. Lei pensa di rifarsi del tempo perso. Lui era troppo “nullafacente e inconcludente”. Si era stancata. Non c’era un motivo valido. Solo che era stanca. Di Lui? Non lo sappiamo. Dopo poco incontra un altro ragazzo. La “prende”. Decide di concedersi. Lui continua a stare male. Lei si dice innamorata. La domanda torna… Era stanca, di lui?

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Di storie del genere, abbiamo occasione di incontrarle quotidianamente, nulla di cui scandalizzarsi. Forse. Non giudico, e comunque sia cercherò di evitare di farlo, la persona.

“All’uomo moderno sembra … che la questione dell’amore non abbia a che fare con il vero. L’amore risulta oggi un’esperienza legata al mondo dei sentimenti incostanti e non più alla verità”

Lumen Fidei.

In effetti l’amore “non si può ridurre ad un sentimento che va e che viene”, l’amore ha bisogno di stabilità per costruire rapporti interpersonali profondi, per  “perdurare nel tempo e superare l’istante dell’effimero”. Oggi per contro vige la logica del consumo delle persone rinunciando alla grande scommessa del progetto di un futuro insieme. Nella coppia si cerca una vivibilità fondata quasi esclusivamente sull’empatia e sull’intensità del “sentire”, col risultato di fare prove su prove con persone diverse provocando nella migliore delle ipotesi dolore e sofferenze, in altre rovinando famiglie e segnando figli ignari e non colpevoli.

Premesso quindi che l’Amore non è un apparecchio il cui compito consiste nel “misurare” il grado in percentuali di affinità e di intesa. Non consiste nello “stare bene insieme” emotivamente. Aristofale già ci ricorda che esso (l’amore) consiste nella bene-volenza .

Dire a qualcuno “ti voglio bene” equivale a impegnarsi a cercare con tutte le proprie forze il bene dell’altro. A far si che questo venga edificato fino a far diventare il “bene altrui” una premura personale.

Mi pare, dunque, che alla luce di ciò sia essenziale spostare il baricentro della vita di coppia, passare dal presupposto del proprio bene (o quello che sento per l’altro) a quello dell’altro in maniera decisiva e impegnata, senza alcuna ipocrisia di sorta. Lasciando le mie emozioni, sono in grado di realizzarmi nell’altro. Allorquando i suoi obiettivi saranno realizzati, i suoi sogni tramutati in realtà, senza dubbio avrò la grande soddisfazione di veder realizzati i miei, in quanto coincideranno, perché il mio bene è in colui/colei nel quale mi sono affidato, e per il quale ho “provato bene”.

La stanchezza nella relazione si traduce in malessere nel momento in cui non ho il coraggio di spostare il “baricentro” del mio desiderio da me all’altro.

A tal proposito concludo con una definizione del Card. Carlo Maria Martini, scomparso un anno fa, che nel suo dizionario spirituale, descrive così la parola AMORE:

Chiamo amore quell’esperienza intensa, indimenticabile e inconfondibile che si può fare soltanto nell'incontro con un'altra persona.
Non c'è quindi amore con una cosa astratta, con una virtù. Non c'è amore solitario. L'amore suppone sempre un altro e si attua in un incontro concreto. Per questo l'amore ha bisogno di appuntamenti, di scambi, di gesti, di parole, di doni che, se sono parziali, sono tuttavia simbolo del dono pieno di una persona ad un'altra.
Amore è dunque incontrare un'altra persona scambiandosi dei doni, è esperienza in cui si dà qualcosa di sé e c'è più amore quanto più si dà qualcosa di sé.
L'amore è un incontro in cui l'altro ci appare importante, in un certo senso più importante di me: così importante che, al limite, io vorrei che lui fosse anche con perdita di me. Uno scopre di essere innamorato quando si accorge che l'altro gli è divenuto, in qualche modo, più importante di se stesso. Per questo l'amore realizza qualcosa che potremmo chiamare un'estasi, un uscire da sé, dal proprio tornaconto: una sorta di estasi in cui io mi sento tanto più vero e tanto più autentico, tanto più genuinamente io quanto più mi dono, mi spendo e non mi appartengo più in esclusiva.